Lo chef Fabio Antosa e la sua cucina variopinta e cosmopolita

IL NOSTRO CHEF FABIO ANTOSA CI RACCONTA IL ROMANZO DELLA SUA VITA DOVE LA CUCINA HA SEMPRE AVUTO UN RUOLO IMPORTANTE. «A 3 ANNI - RACCONTA - QUANDO LA MIA TATA MI CHIEDEVA CHE COSA DESIDERASSI FARE DA GRANDE RISPONDEVO CANDIDAMENTE «SARÒ UN CUOCO!».

Fabio Antosa, chef e docente di Otto in Cucina

Nella scuola di Otto in cucina ha portato una ventata di simpatia, di colore e di creatività che ha conquistato i nostri allievi. La sua cucina è divertente, multietnica e sempre con un'attenzione alla qualità e alla salubrità. I suoi piatti esprimono i profumi e la gioia di vivere della sua terra natìa che ha lasciato tanti anni fa per vivere sotto le due torri.

Nella nostra scuola, Fabio tiene diversi corsi tra qui quelli di Cucina ispanica e di Pasticceria vegana. Il corso tematico sulle tapas ha riscosso un grande successo per le tante idee che lo chef ha regalato ai corsisti: inoltre un corso molto particolare sulla cucina aiatica reinterpretata alla maniera dello chef.

Breve biografia di Fabio Antosa

Per Fabio Antosa, la Spagna e l’Italia sono due Paesi legati a doppio filo, la prima per origini e la seconda per una serie di casualità prima e per una scelta consapevole dopo. Ma andiamo con ordine, e cerchiamo di conoscere meglio questo chef anche perché la sua vita è proprio un romanzo.

Racconta di essere nato in Italia “quasi per sbaglio”. Sua madre, incinta di 7 mesi, fece un viaggio di lavoro in Puglia ma durante il ritorno dovette fare una sosta a Penne, in provincia di Pescara, perché il piccolo Fabio aveva troppa voglia di nascere.

Ultimo di 16 figli (13 maschi e 3 femmine), a 16 anni lascia di nuovo la Spagna per alcuni cambiamenti radicali della sua famiglia e per la morte dei genitori. Viene portato in Italia con il suo tutore legale che abitava proprio a Bologna.

«Quando siamo arrivati a Bologna – dice - erano le 5 del mattino e rimasi incantato e rapito dall’immagine del sorgere del sole che si affacciava tra le due torri. In quel momento decisi che questa sarebbe stata la mia casa».

Intervista allo chef

Qual è stato il tuo percorso di formazione in ambito culinario?
Dal mio arrivo, ho trascorso a Bologna due anni e poi sono partito per Parigi per seguire un corso di pasticceria. Tra la scuola e lavori correlati ad essa, ci sono rimasto circa 8 anni. In seguito, ho maturato altre esperienze a Toronto e New York dove ho vissuto per 4 anni. Fin dalla tenera età, sono stato attratto dal cibo e dalla voglia di conoscere e sperimentare  e quando la mia tata mi chiedeva che cosa desiderassi fare da grande, già a 3 anni, rispondevo candidamente «Sarò un cuoco!».

Quali sono le differenze tra la la cucina catalana e quella spagnola in generale?
Quella catalana è generalmente più varia dal punto di vista cromatico e dei sapori ed è la più antica di tutta la penisola iberica. È il risultato di un miscuglio di culture appartenenti a popolazioni che hanno vissuto o attraversato il territorio come ad esempio gli arabi. In questo è simile alla cucina italiana, molto ricca di storia e tradizioni. Non è un caso che moltissime ricette e prodotti sia italiani che bolognesi siano conosciuti ed apprezzati in tutto il mondo.

Cosa apprezzi dell’insegnamento?
Insegnare agli altri le mie tecniche e conoscenze mi entusiasma perché è una forma di condivisione. Le culture, se viste in questa chiave, sono una straordinaria ricchezza non solo sul piano gastronomico ma, anche e soprattutto, su quello umano. Spesso capita che nel mio Bed & Breakfast arrivino persone di diverse nazionalità ed è sempre affascinante scambiarsi pensieri, modi di cucinare, ingredienti e cultura.

Quale pregio attribuisci alla cucina vegetariana o vegana
Pur non essendo esclusivamente vegano o vegetariano, esse mi piacciono molto perché ridurre le proteine animali è un ottimo modo per disintossicare il nostro corpo, restare in forma e mantenersi in buona salute. Devo anche dire che non mi dispiacerebbe spaziare con altri corsi, come ad esempio quelli di pasticceria tradizionale e asiatica.